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Man, dove vai?

25 Giu

Scrivere è un po’ come pregare: ci hanno insegnato a farlo, ma non abbiamo mai imparato veramente bene.
E siccome siamo delle persone pessime, lo facciamo solo quando stiamo male.


Vorrei dire che sono successe tante cose dall’ultima volta che ho scritto ma la realtà è che, di fatto, non è successo quasi un cazzo.

Quello che ho fatto in questo periodo buio (che va verso un buio ancora più fitto) può essere narrato abbastanza fedelmente coi versi della canzone che, per pura coincidenza dà da sempre il titolo a questo diario.

Ho lasciato un sacco di pesos a molti cantinèri diversi (e ce ne lascerò molti altri ancora) e ho incontrato una persona che conosco poco, quasi per niente; un gringo, uno straniero che mi ha chiesto “man, dove vai?“.
Dove vado? Non lo so, forse posso tirare ad indovinare ma anche se lo sapessi non saprei comunque come arrivarci.

Poi ho incontrato alcuni stregoni che mi hanno chiesto di avvicinarmi: io ho sorriso e ho detto loro ok mentre nei sassolini osservavano i fatti miei… e mi hanno detto tutti più o meno la stessa cosa – in modo diverso, qualcuno in maniera più diretta e qualcun altro in modo più cristiano (si sa, tribù che vai usanza che trovi) ma il succo era sempre più o meno questo: “viso pallido ti sta ingannando, non la troverai. Sono mesi che stai cavalcando – dimmi dove andrai?

Ora, dato che di visi pallidi più pallidi di me ce ne sono pochi in giro, ho cominciato a pensare.
E si, hanno ragione, mi sta ingannando: sono sicuro che non lo sta facendo apposta o che pensa di fare la cosa migliore, ma ciò non cambia il fatto che non la troverò.

E si ritorna alla domanda del gringo: man, dove vai?

Ma sopratutto, come ci vai? Se c’è una cosa che ho capito di me stesso in questo periodo (perché, tanto per restare nella metafora, starò cercando lei o forse me?) è che sono una persona molto limitata, e molto prigionera.
Tutto quello che potrebbe andar male lo farà, diceva Murphy – e ora sono un uomo senza obiettivi, senza sogni né ideali – un uccello senza un nido in cui riposare le ali. Faccio un lavoro che non mi piace davvero e sto iniziando a chiedermi perché lo faccio. Economicamente non è male e qualunque altra cosa troverei probabilmente sarà peggio (almeno all’inizio), ma in fondo a che servono i soldi se non hai nessuno per cui spenderli? A che servono sicurezza e stabilità se non puoi condividerle con nessuno?


Ho cominciato ad odiare la mia casa e le persone che mi stanno intorno. Vorrei tanto poter scappare come ha fatto qualcun altro, come ha fatto lei: è più facile mollare tutto e fuggire che restare e lottare.
E così mentre tutti se ne vanno e scappano, quello che era rimasto a zappare l’orto e a spianare il terreno si ritrova col cerino in mano, come un coglione. Cosa mi è rimasto? Un enorme spazio vuoto, pronto ad essere riempito ma che ora è destinato a restare tale.

E allora era meglio nascere come quelli che ho sempre disprezzato, era meglio essere stronzo, di quelli che non credono in niente e che non si preoccupano dell’altra. Almeno avrei vinto.

Invece sono nato così, e ho perso. A pensarci bene non ho mai vinto niente nella vita, manco un torneino di calcetto da bimbo o 5 euro al gratta e vinci, quindi perché mi ero illuso do poter vincere in questo?

Così mi ritrovo a quasi 30 anni ad andare in giro la notte fino alle 3 a bere in posti e situazioni che non frequentav0 neanche a 20 chiedendomi che cazzo ci faccio lì, o ad andare da solo al mare il pomeriggio a scrivere post come questo sul cellulare sotto l’ombrellone (rigorosamente in fondo alla spiaggia, non sia mai che incontri qualcuno che conosco) o a leggere fumetti mentre mi ustiono – giusto per non dimenticarsi la storia del viso pallido.

E poi si ricomincia. Qualcun altro mi trascinerà da un altro cantinèro, mi ripeterà le stesse cose, il pomeriggio dopo andrò in un qualche posto da solo e poi si torna a lavorare, per fare il bene di non si sa chi.

Poi per carità, intendiamoci, ho fatto anche un sacco di cose belle. In realtà mi è piaciuto andare in tutti quei posti (per me) nuovi della città, a fare cose nuove, vivere esperienze nuove… c’erano anche prima o sono io che ero un coglione e non me ne ero mai accorto?
Ciò non toglie però che continuo a pensare che non abbia senso scoprire cose nuove o fare cose belle se non hai nessuno con cui condividerle… a che pro?

E perchè è da un mese che sono più i momenti in cui piango che quelli in cui faccio la cacca?
(nota: la cacca di solito la faccio 2 volte al giorno)


Chissà poi cosa accadrà quando arriverà il momento in cui la rivedrò, con un caballero accanto a sè… non so se reggerò il colpo. Non so neanche se ci voglio arrivare, a quel momento.

E forse quel che cerco neanche c’è…

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Pubblicato da su 25 giugno 2016 in Senza categoria

 

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