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Palio di Siena: perchè?


No davvero, che senso ha?

Questo articolo non ha a che fare con tutti i discorsi dei maltrattamenti dei cavalli o col palio in sè: è una manifestazione storica/popolare come tante altre, non c’è nulla di male.


Ma allora perchè tutti gli anni ha la diretta su Rai 2? Una diretta stupida, che non si sa quanto dura, dato che ogni volta fanno 2 ore di collegamento con inquadratura fissa sui cavalli che non c’è verso di fare stare in riga per la partenza (che poi non ci credo mai) e che i commentatori tentano goffamente di riempire raccontandoci tutte le menate sulle contrade di Siena (che a uno che non è di lì, ovvero la quasi totalità di chi guarda, non gliene frega un cazzo nulla)… ma se ti interessano le manifestazioni storiche in Italia ce ne sono 100000 migliori da far vedere (il calcio storico fiorentino o la giostra del sarracino ad esempio, giusto per non citare il gioco del ponte a Pisa che sennò mi dite che sono di parte), che sai quando iniziano e quando finiscono, con tanto di corteo storico in costume attorno… ma no!
Ogni volta (2 l’anno se non erro) ci dobbiamo sorbire 2 ore (se tutto va bene) di cavalli che girano in tondo in attesa di non si sa bene cosa… qui si vede la potenza del Monte dei Paschi, sennò non mi spiego come sia possibile che da 40 anni una manifestazione così banale riesca a sequestrare rai 2 per un pomeriggio intero…


… e poi ci si chiede perchè la gente non guarda la tv.

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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in Riflessioni

 

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L’Internet festival e la cecità dei baroni


Se siete degli appassionati di computer, lavorate nel ramo o semplicemente vivete a Pisa non potete non aver sentito parlare dell’imminente Internet Festival.
Anch’io ovviamente, da bravo studente di ingegneria informatica (che ha finito di studiare tutto già da un bel po’ ma, chissà perchè, non si laurea) sono ovviamente interessato e, sfogliando l’immenso programma, ho notato una cosa che in cuor mio già sapevo: della facoltà di ingegneria (e in particolare del mio corso) non c’è traccia.


Possibile che noi, che a sentire gli altri dovremmo essere una delle eccellenze d’Italia in questo campo, snobbiamo così un evento del genere? Eppure l’università di Pisa è tra i promotori e per quanto ne so la prorettrice De Francesco (che viene proprio da ingegneria informatica) si è impegnata molto in questo evento…


… ma allora perchè?


Non pretendevo certo che sospendessero le lezioni (che peraltro non seguo) per permettere agli studenti di partecipare agli eventi – anche perchè gli argomenti nel nostro ambito sono più di interesse generale che altro, ma che almeno qualche grande nome della facoltà partecipasse, che organizzasse qualche evento o che perlomeno gli dedicasse qualche attenzione…


… non ho la risposta a queste domande – chissà, magari ci sono motivi di tipo tecnico o pratico molto più seri, ma in cuor mio un’idea me la sono fatta: siccome conosco i miei polli, credo che certi professoroni che se ne stanno con le mani in mano dalla mattina alla sera (non pubblicano articoli, non fanno ricerca, ecc ecc) siano un po’ gelosi di questa cosa e applichino la filosofia del “non l’ho fatto io quindi non esiste”, guardando alla manifestazione un po’ stizziti, dall’alto delle loro (ormai immeritatissime) cattedere.


Ci avrò azzeccato? Non credo lo saprò mai, e forse è meglio così…

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2012 in Riflessioni, Tecnologia

 

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Io non credo ai cervelli in fuga




In questi giorni si leggono un sacco di articoli che parlano dei cosiddetti “cervelli in fuga”, del fatto che in molti altri paesi si sta assistendo ad un rientro –  ma che dall’Italia si continua a fuggire; leggendo i commenti a tali articoli non ci si può che incazzare con la gente che ha avuto la fortuna di poter fuggire e che continua a spalare merda su chi è rimasto… “andatevene finchè potete”, “qui si sta benissimo non come di là”… mi spiace, ma io (parafrasando Scalfaro) io non ci sto.


Ma io proprio a voi “cervelli in fuga” non vi credo… proprio no.


O meglio, non è che non credo si sta bene all’estero, non è che non credo che l’Italia dal punto di vista dell’innovazione, della ricerca e del lavoro giovanile sia un paese di merda (è un dato di fatto: è quasi impossibile fare carriera a meno di essere “figli di”) in cui non ci si può creare una famiglia fino ai 40 anni, no… negare questo sarebbe negare l’evidenza.


Io non credo che tutti i ragazzi che vanno all’estero siano così “cervelli”; per carità qualcuno che è veramente un genio ci sarà anche ma di sicuro non sono così TANTI… il punto non è che noi italiani siamo geni, è lo straniero medio (in particolare se americano) che è scemo.


Un ragazzo italiano per laurearsi ha dovuto sudare 7 camicie per aggirare tutti i regolamenti e laurearsi in mezzo a tutti i figli dei dottori/notai/professori mentre al suo coetaneo all’estero è bastato solo studiare; ovvio che l’italiano sia più scaltro, abbia più spirito di iniziativa. L’italiano per diplomarsi ha dovuto fare l’esame di maturità (o almeno inventarsi un trucco per copiarlo), non l’hanno preso all’università perchè è bravo a giocare a football: l’hanno preso perchè ha fatto un test (coi posti dimezzati, merito del nepotismo di cui sopra). Potrei fare mille altri esempi ma il succo è sempre quello – l’italiano all’estero “spacca” non tanto perchè è più furbo, ma perchè sono gli altri a essere (tra virgolette) “scemi”, a non essere abituati a ragionare fuori dagli schemi, ecc ecc. Non vi annoierò oltre raccontandovi di americani che guardano alle nostre cucine come il top dell’innovazione perchè c’è lo scolapiatti che è un’invenzione “troppo avanti, veramente ecologica e geniale” (true story), ora voglio spostare il discorso da un’altra parte.

Vorrei puntualizzare che per me il “cervello in fuga” (a parte sempre quelle rare eccezioni che sono veramente geniali) non è nè un eroe nè tantomeno un grande che è riuscito a realizzarsi fuggendo dal paese: per me è essenzialmente un codardo, uno che ha scelto la via facile e probabilmente pure uno senza una coscienza (dato che io ci penserei non una, non due ma 10 volte prima di abbandonare le mie radici, il mio ambiente ed i miei amici per andare a lavorare in germaina, ad esempio). Ciò non esclude necessariamente che questo non sarà anche il mio destino, intendiamoci: purtroppo io non rientro nella categoria dei “veri geni”, ma se si presentasse l’occasione non la scarterei a priori… diciamo però che non è il mio desiderio più grande, ecco.

Quindi cari cervelli in fuga vorrei dirvi 2 cose:


1– In cuor vostro lo sapete se siete geni o no: se non lo siete e vi chiedete perchè il paese che vi ospita ha scelto voi invece di un giovane locale sappiate che NON è merito vostro – semplicemente per loro siete laureati “a costo zero”, ovvero lo stato/azienda che vi ha assunto non ha dovuto investire nulla in voi, gli siete arrivati già pronti (per fare un paragone industriale, sarebbe come se una fabbrica di pasta trovasse il modo di coltivare piante di farina, invece che doversi macinare il grano)


2– Non siete dei coraggiosi pionieri, non per me. I veri coraggiosi sono quelli che, volenti o nolenti, rimangono qui a lottare tutti i giorni. Perchè sono buoni tutti a fare i patriottici quando gioca la Nazionale…


Detto questo, auguro a tutti i i cervelli in fuga che desiderano avere l’occasione di rientrare in Italia di riuscirci presto, mentre a quelli che hanno rinnegato le proprie origini auguro di diventare scemi come gli abitanti paese che li ospita ^^

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2012 in Riflessioni, Viaggi

 

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