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… Continua?

… Continua?

Ho sempre pensato a questo blog come un diario personale – l’ho già scritto qui, anni e anni fa, e non ho cambiato idea. Anche se è sul web, in uno spazio pubblico, questo diario è una cosa mia, fatta da me e per me. Anche se un paio di volte ci ha scritto pure qualcun altro, ciò non cambia la sostanza.
In tutto questo tempo in cui non ho scritto niente (sono passati quasi 2 anni dall’ultma volta) non l’ho mai abbandonato: anzi, mi è servito come una sorta di “macchina del tempo”, per ricordarmi cosa pensava il Marco del passato nei momenti difficili, nei momenti belli ed in quelli brutti. A ricordarmi che quello che mi sembrava insormontabile poi l’ho superato, ed a ricordarmi come ho fatto.
Il Me del passato era proprio uno tosto.


E adesso, dopo appunto quasi 2 anni che non scrivevo nulla (ma scrivevo poco già da molto tempo), sento ancora il bisogno di inzozzare d’inchiostro digitale queste pagine, di scrivere una piccola lettere al Me del futuro.

Caro Marco del futuro,
è da molto che non ci sentiamo.
Non perchè non mi sia successo niente, anzi. Il lavoro che ho trovato va bene… cioè, va.
E di questi tempi è già tanto.
Non dà molte soddisfazioni nè offre grandi possibilità di carriera ma dà da campare, quindi per il momento mi accontento.

Non ti ho più scritto niente perchè, fondamentalmente, fino ad oggi le cose mi erano andate bene.

Certo c’era ancora quella voglia di andare avanti che c’è sempre stata, quel senso di oppressione, di immobilità che mi attanagliava fin dai tempi dell’università – anzi stavolta era ancora più forte… probabilmente perchè sentivo che stavolta c’eravamo veramente vicini – questa è la volta buona, pensavo.

Sto parlando al plurale perchè mi riferisco alla cosa più importante, forse l’unica cosa importante della mia vita: la mia relazione con Francesca. E credimi, non esagero quando scrivo l’unica cosa importante. Forse, caro me del futuro, non te lo ricordi più o forse hai scelto di non pensarci ma sono sicuro che non puoi averlo dimenticato.
Ci sono stati problemi ultimamente, alti e bassi. “Ma questa è una cosa buona”, pensavo.
Era giusto che saltassero fuori le nostre divegenze, dopo 10 anni non si può nascondere la polvere sotto al tappeto – bisogna essere adulti, bisogna risolvere le questioni in sospeso per poi poter costruire la vita insieme che abbiamo sempre sognato.


Caro me del futuro, tu te lo ricordi com’è andata, vero?


Alla fine le divergenze c’erano, e sembravano insormontabili. Ma non è stato questo ad uccidere la nostra relazione.
Non sono stati i disaccordi, che ci hanno ucciso, no.


Cos’è stato?
Ancora non sono sicuro di averlo capito.
O meglio l’ho capito, ma mi sembra un motivo talmente assurdo da non essere vero… una stora che non sarebbe credibile neanche nei romanzi rosa, eppure è reale.
Ad ucciderci, fondamentalmente, sono stato io. Anzi, il me del passato. Che quindi per te, che mi leggi nel futuro, sarebbe un Marco ancora più lonano nel tempo di quello che ti sta scrivendo ora.
Come ho fatto? L’ho fatto lentamente. L’ho fatto proteggendo Francesca al massimo delle mie forze, facendo tutto quello che potevo per lei, impostando tutta la vita ed il mio futuro interamente su di lei.


In poche parole, l’ho fatto amando troppo.


Anche qui, un altro lettore potrebbe pensare che stia esagerando. Ma Marco del futuro, tu mi conosci bene, e sai che non è un’esagerazione. Tu sai che è vero.


Amare troppo, dicevamo. Ma come può troppo amore uccidere una relazione?


È presto detto. Questa mia protezione, questa mia cura, questa mia premura, questo mio… amore (non mi viene in mente una parola più adatta in italiano –  gli inglesi userabbero il verbo to care, immagino) ha in qualche modo soffocato Francesca.
Ha soffocato la sua persona, ha soffocato il suo essere, tanto da convincersi di non essere più in grado di reggersi da sola sulle sue gambe.
Se n’è andata perchè, in confronto a me, si è sentita inadeguata. Si è sentita minore, si è sentita piccola.


Uè, futuro Marco, ricordatelo – ovviamente non è vero una mazza, lei non è affatto inadeguata – il problema è che si sente così. Crede di essere così. Crede di non essere abbastanza. Sto solo citanto le sue parole,


Mi ha chiesto, per ben due volte nell’ultimo anno, di essere lasciata sola.
La prima volta, seppur a malincuore, l’ho fatto: le cose sembravano migliorate, sembravamo ripartiti, sembrava anzi che dovessimo fare un passo avanti… e invece no.
Mi sbagliavo.
Forse è stata tutta una costruzione mia, o forse per un certo periodo ci ha creduto anche lei… poi ha combinato un casino. Anzi, ha combinato un’altro casino, perchè non è stato certo il primo – ma non mi importa tanto dell’evento in se… prima ha provato a dare una brusca accelarata alla nostra relazione – “andiamo a vivere insieme”, mi ha detto.“In un’altra città, in un posto a caso”. Un’accelerata troppo brusca, così tanto da cogliermi di sorpresa ed io, preso alla sprovvista, ho frenato, facendomi scudo con la razionalità – anzi con l’irrazionalità della proposta. (nota: era davvero irrazionale quella proposta, buttata lì senza pensare troppo al come, al dove e al quando – nè sopratutto al come pagarsela, la casa)
A questo punto ho visto che lei era ferita, e ho provato ad accelerare ancora di più – “potremmo comiciare a pensare di parlare con un prete”, le ho detto.
Assurdo, vero?
E ancora più assurdo è che la risposta è stata che, forse, non era una cattiva idea. Con calma, senza fretta, ma sembrava una cosa giusta.
Era una cosa giusta.


Eravamo giunti entrambi alla stessa conclusione –  dopo così tanto tempo insieme, o si va avanti e si passa al livello successivo o si molla tutto.


Poi, ieri blam!
Lei mi chiede una seconda volta di essere lasciata sola, più o meno per gli stessi motivi di prima.
Stavolta però non acconsento – l’altra volta non è andata bene, proviamo un approccio diverso, penso. Lotto con tutte le mie forze, insisto come non ho insistito MAI nella vita, ma niente.
Tutto inutle.
“Stavolta non è come l’altra volta. Non sono confusa”, mi dice. “Sono molto decisa in questo”.
Mi dice anche che questo suo stato d’animo l’ha portata ad immaginarsi come sarebbe la sua vita con altre persone e che, bè, se l’è immaginata migliore.


“Ma cosa ti ho fatto mancare?” chiedo io.
Niente. Certo, ho fatto i miei sbagli – ho i miei difetti ed i miei limiti – grossissimi limiti. Ho detto che sarei stato disposto a lottare per eliminarli. Forse ci siamo, forse ce la facciamo a stare insieme…


Parliamo dei nostri errori. Di cosa abbiamo sbagliato, di cosa ho sbagliato io, di cosa ha sbagliato lei, di come possiamo rimediare – sembra che le cose si stiano aggiustando. E invece…


…invece, per qualche oscuro motivo, Francesca pensa che i suoi errori siano più grandi dei miei. Pensa di aver sbagliato troppo, che non ci sia rimedio.
Io le dico che non è vero, che (come ben lei sa) l’ho già perdonata, molto tempo fa – e che se servisse lo farei ancora, sempre.


Ma è troppo. Lei non ci sta. “Io al tuo posto non ci sarei riuscita” dice.
“Voglio essere migliore, e voglio esserlo da sola”.


La situazione è precipitata troppo in fretta… ma avevo promesso, avevo giurato a me stesso che stavolta ce l’avrei messa tutta, che non l’avrei lasciata andare così –  e sparo l’ultima cartuccia. Quella più grossa.
“Basta. Mollo tutto e vengo a vivere lassù con te, a Torino”, le dico. Butto via tutto – il lavoro “sicuro”, gli amici, la casa in cui sono nato, abbandono i miei genitori anziani (che sono lacosa a cui tengo di più al mondo, oltre che lei) e ricomincio da zero, nell’ignoto, ma con te.
Ancora non avevo capito che, così facendo, l’avrei fatta sentire ancora più inadeguata.
“Non ti azzardare”, mi risponde.


E così è finita.
Ci siamo detti anche molte altre cose; alcune brutte, altre belle. Alcune molto intelligenti, altri molto stupide (tipo quando mi ha dato il consiglio di trovarmi un’altra ragazza, perchè mi avrebbe fatto bene).


Tornerà?


Non lo so. Stavolta ho veramente paura, anzi terrore che potrebbe non farlo.
Ci spero? Si.
Lei ci spera? Spera che questo suo “percorso di crescita” la porti di nuovo da me? Non l’ho capito. Glielo ho chiesto molte volte e non mi ha mai detto di no… ma neanche di si.
Quindi si, mi devo aggrapperò a questo, anche se non è logico farlo. Non è logico, non è giusto e forse non è nemmeno sano farlo, ma non posso farne a meno. Devo credere che tutto quello che mi ha detto non sia una scusa, e che voglia veramente crescere, per poi tornare insieme. Non posso ammettere che esistano altre possibilità.


La logica invece vorrebbe che seguissi il suo consiglio: che andassi avanti.
Ma mi spiace, non vedo nessun avanti.
Non c’è nessun avanti.


E temo – anzi ne sono certo – che, anche se riuscissi ad andare avanti… sarebbe solo per finta. Una cosa falsa, fasulla… una seconda scelta, nei migliori casi. Perchè mi conosco, e so benissimo che se tornerà,  qualunque cosa sia sucessa… la perdonerei.
E lo sa anche lei.


Caro Marco del futuro, fammi sapere com’è andata.

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Pubblicato da su 22 maggio 2016 in Caro diario...

 

Scaramanzìa vattene via


Questo post ha un tono un po’ diverso dal solito… ho aspettato molto a scriverlo: essenzialmente per scaramanzia, perchè si sa – se in un periodo le cose sembrano andarti bene, non appena inizi a goderti il momento, tutto comincia a precipitare.

Ma non sono mai stato scaramantico, quindi posso dirlo: dall’ultima volta che ho scritto qui, sono cambiate molte cose!


Innanzitutto ho lasciato l’università – non perchè mi trovassi male, anzi: ma era troppo… troppo come corso, ed io non ero più abituato a studiare da tanto tempo (ma lo ero mai stato?). So che forse ho gettato al vento un’occasione ma io mi ritengo uno degli uomini meno ambiziosi del mondo, quindi sono contento così – sopratutto perchè, qualche mese dopo, ho trovato lavoro!


Olèèèè!!!


Ora sono circa 3 mesi che ho iniziato a lavorare, e devo dire che non mi trovo affatto male: anzi, per essere il primo impiego, sono stato molto fortunato – sia come paga, che come ambiente, che come durata del contratto. Lavoro nel mio settore (quello informatico) il che non può essere altro che bene, inoltre finalmente ho la soddisfazione di vedermi fare qualcosa di concreto; per uno che ha sempre letto le cose sui libri e le poche volte che ha fatto qualcosa lo ha fatto solo perchè richiesto da questo o quell’esame (quindi lavori fini a se stessi, senza uno scopo), ritrovarsi a fare qualcosa che serve davvero a qualcuno è una soddisfazione molto grande!


Insomma, la situazione è questa: incrociamo le dita e speriamo che la ruota continui a girare nel verso giusto…

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2014 in Caro diario..., Senza categoria

 

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Just to stay updated


Questo è un post inutile, serve solo a fare il punto su cosa mi è successo in questi 4 e passa mesi che non scrivo (dato che non mi viene in mente niente di meglio)

  • Mi sono laureato (finalmente!)
  • Mi sono iscritto ad una specialistica di un certo “peso” (diciamo)
  • Sono rimasto senza nonni
  • Mi sono portato più vicino ai 30 che ai 20 anni
  • Ho già quasi deciso di abbandonare l’università (diciamo ad oggi mi do il 90% di probabilità di abbandonare)
  • Sto cercando un lavoro senza troppe speranze

Alla fine poteva andare peggio, ma spero di poter scrivere qualcosa di meglio nel prossimo post…

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2014 in Caro diario...

 

La vita al tempo della crisi


Oh, e ‘un c’è sòrdi, c’è pòo da cantà.

Per carità non mi lamento troppo, in fondo ce n’è tanta di gente che sta peggio: non c’è fame, non ci sono mutui da pagare e come dice il proverbio finchè la bocca mangia e il culo rende…


Certo, per rientrarci pari (o andare sotto di poco) a fine mese bisogna rinunciare a tante cose: a quasi tutto, a dire la verità. Alla fine oltre agli ovvi bisogni fisiologici, medici e alle bollette le spese extra sono giusto qualche fumetto – non pochissimi, ma meno di quelli che vorrei – e basta. Nemmeno il Tirreno si prende più e di fare qualcosa di nuovo (in tutti i sensi, dalla cosa minima ai grandi passi della vita) manco a pensarci. Insomma, non è che uno vive, bensì tira avanti. Grazie al cielo in famiglia nessuno fuma nè beve, sennò si stava freschi.


Vabè ma non si può sempre avere quel che si vuole, dirà qualcuno. Giusto. È quando si inizia a dover rinunciare a qualcosa che serve che la cosa si fa pesante. Non tanto fisicamente (ripeto, nessuno fa la fame o rinuncia a curarsi qui) quanto psicologicamente; allora il serve inizia a diventare servirebbe, e lo Zio Paperone che stira le camicie sotto al materasso e riutilizza più volte la stessa bustina di tè inizia a non sembrarti più tanto strambo e divertente.

Sprecone!

Sprecone!


Che poi boh, in teoria potrebbe anche esserci un punto di svolta; varie vicessitudini ed ostacoli della vita hanno fatto si che io, alla veneranda età di 25 anni e passa non abbia mai lavorato (ok non è del tutto vero, ma facciamo finta di sì) ed ora che mi sto per laureare* le cose potrebbero cambiare. Dicono che quelli come me non hanno problemi nel trovare lavoro e forse sarà anche vero, non lo so.


Però poi ti si presenta anche un’altra occasione, per cui cambi totalmente idea e decidi di fare quello che solo un paio di mesi fa escludevi al 100%: continuare a studiare. Si vabè, come sempre uno dice “ma si, proverò a studiare mentre lavoro” ma sappiamo tutti come andrà a finire, inutile nascondersi dietro ad un dito.


Forse è l’occasione della vita, forse è solo paura di cambiare. Non lo so.


Fatto sta che, ancora una volta, ho fatto la scelta che andava contro ogni logica.


Speriamo bene.


* Nota: ancora non è uscita la data, quindi per il momento lo dico sottovoce. Non si sa mai, potrebbe saltar fuori qualche intoppo burocratico dell’ultimo momento, oramai mi aspetto di tutto e di più

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2013 in Caro diario..., Riflessioni

 

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Una cosa che da ragazzino mi fece commuovere


Di solito sono prolisso quando parlo di me, ma stavolta sarò breve – e si, lo so che il titolo dell’articolo può sembrare stupido, ma vi assicuro che non lo è.

Chi mi conosce sa che non sono uno che si commuove spesso. O meglio, di tanto in tanto mi capita, ma quasi mai per un film, una storia a teatro o in generale un prodotto di intrattenimento. Evito come la peste tutto quello che è etichettato come “romantico” o “drammatico” perchè sono generi che non mi piacciono… però un paio di volte è capitato (sempre parlando di “commozione da intrattenimento”, non di sentimenti personali).

Sembrerà strano ma una di queste volte, la più significativa secondo me, è accaduta verso la fine dei lontani anni ’90) leggendo un fumetto. Al tempo ero un ragazzo delle medie o poco più, conoscevo a malapena i manga (o meglio, conoscevo solo dragoball), i comics americani mi erano del tutto sconosciuti e campavo a pane e PK.

Già, PKNA. A mio parere uno dei fumetti migliori del mondo di sempre (altro che v per vendetta), ingiustamente sottovalutato da mamma Disney solo perchè ha avuto la sfortuna di nascere italiano… ok direte voi “va bene, ti è piaciuto: però sarà stato adulto quanto ti pare, ma è sempre roba disneyana… il protagonista era Paperino mascherato ed i cattivi dei paperoidi viola dallo spazio, cosa c’entra la commozione?”.


C’entra, c’entra. Dovete capire che è stato un momento molto particolare, irripetibile. Si stava facendo la storia del fumetto italiano ed io la stavo vivendo “in diretta” (ovviamente allora non lo capivo). Inoltre io avevo un’età molto strana; ero un ragazzino, come ho già detto. Non c’era internet (pubblicavano ancora la posta cartacea) e non c’erano spoiler, quindi quello che leggevo accadeva davanti ai miei occhi, in quel momento: non era una traduzione, una differita o una cosa già successa, era lì ed ora.


E fu proprio per questo che leggendo PKNA #33, quando alla fine vidi morire il razziatore, uno dei miei personaggi preferiti, la lacrimuccia mi scappò. So che adesso da adulto sembra una cosa stupida (e forse lo è), ma è stato un momento unico, che ricordo ancora con gioia. Poi ci furono anche altri numeri, qualche personaggio tornò, molti altri morirono (Xadhoom…) ma lui fu il primo, e nessun altro mi fece lo stesso effetto.




Grazie PK, e grazie anche a chi ha letto questo articolo di aver condiviso con me questo ricordo (grazie che mi sopportate, insomma). Poi è chiaro, nella vita vera ci si commuove per ben altre cose ma se pensate che c’è gente che lo fa con le telenovele o con dei film stracciaballe del calibro di memorie di una geisha, forse non è poi così strano che un ragazzino si potesse emozionare per un giornalino di Pk.

 
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Pubblicato da su 12 maggio 2013 in Caro diario..., Intrattenimento

 

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la mia ultima tentazione diabolica


Salve a tutti! Stasera vi vorrei parlare di una delle ultime tentazioni a cui sono stata sottoposta (dopo quella creata dall’ apertura di una nuova pasticceria davanti casa), ma per farlo devo prima informarvi su alcuni dettagli inerenti la mia persona;

dovete sapere, prima di tutto, che io non sono una che smanetta su internet dalla mattina alla sera, per me il computer potrebbe benissimo essere una radio programmabile-spacciatrice di telefilm-raccolta di fumetti comici e mi andrebbe benissimo, ma uno dei miei più grossi difetti è che sono una inguaribile, incredibile, incommensurabile ficcanaso !!! non ci posso fare niente, è più forte di me, se ne ho la possibilità adoro sapere cosa a fatto chi, con chi, dove e quando, anche se non conosco la persona in questione e neanche tutti gli altri…io voglio sapere, ma non per riferirlo a qualcun’altro o per sparlare..solo per il semplice piacere di sapere. Un poco come il personaggio di Ditocorto di Game of Thrones..” il potere risiede nella conoscenza” ecc ecc. Per questo motivo quando, qualche anno fa, è uscito Facebook ho pensato: “Che faccio? Utilizzo questa enorme possibilità di farmi i cazzi di tutti, a destra e a manca e quindi ammetto, con me stessa, di essere una ficcanaso-dipendente, rischiando così di morire per una overdose di notizie, foto e cazzate, oppure provo a disintossicarmi da questo vizio e a diventare una persona migliore, avvicinandomi nella strada per l’illuminazione  al nirvana e alla santità?”

Beh, voi non ci crederete, ma non l’ho istallato mi sono registrata. Applausi, applausi, grazie,grazie.

Il problema è che un mesetto fa sono stata costretta (davvero non sto scherzando) a iscrivermi a Facebook per  causa dell’ Università e ora si è aperto, davanti a me un universo di foto pubbliche, frasette stupide e persone taggate. Quando vado sul mio profilo sono costretta a coprirmi la faccia con una mano e a  spiare lo schermo guardando tra le dita, in modo da ridurre il campo visivo e a non rimanere affascinata da tutte quelle informazioni su “chi potrei conoscere” e su quelle foto che sembrano dirmi: ” Vieni, vieni ho lasciato la bacheca con i miei pensieri più intimi e personali totalmente pubblica, perchè godo nel sapere che persino il mio più grande arcinemico possa  venire a conoscenza del fatto che sabato scorso sono andato alla sagra del carciofo fritto, con Milli , Lilli e Picci e ci siamo fatte un mucchio di foto vestite come delle bagasce”. Non so per quanto ancora riusciro a resistere, ma per ora lo apro il minimo indispensabile e spero tanto che qualcuno mi aiuti… sigh!

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2013 in Caro diario..., Riflessioni, Tecnologia

 

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Buongiorno mondo!


Ciao a tutti! sono tornata; non avete idea di che periodo casinoso sia sato questo: ho dovuto studiare come una matta, andare dal bambino di ripetizioni, seguire il corso d’inglese, iscrivermi al secondo modulo del corso d’inglese, fare gli esami, ecc ecc..comunque alla fine ho superato Biologia Molecolare (Alleluia, sia lode al Signore nell’alto dei cieli!!!) e proprio per questo motivo sono andata a ringraziare il Signore di persona in quella casetta che ha a Roma. Insieme a me sono venute parecchie persone della mia parrochia e siamo andati in udienza dal papa. Ora, io immaginavo che andare in udienza volesse dire vedere il papa, sentirlo chiacchierare e, boh, stringergli la mano; beh, non mi stavo sbagliando, solo che non stavo tenendo di conto il numero spropositato di persone che ogni giorno sono dal li…c’era gente da ogni angolo del mondo: messico, canada, filippine, africa…Comunque siamo stati fortunati e abbiamo preso dei buoni posti e così abbiamo visto il papa da vicino. Questa è la foto più decente che sono riuscita a fare.

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Pubblicato da su 13 aprile 2013 in Caro diario...

 

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