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… Continua?

22 Mag
… Continua?

Ho sempre pensato a questo blog come un diario personale – l’ho già scritto qui, anni e anni fa, e non ho cambiato idea. Anche se è sul web, in uno spazio pubblico, questo diario è una cosa mia, fatta da me e per me. Anche se un paio di volte ci ha scritto pure qualcun altro, ciò non cambia la sostanza.
In tutto questo tempo in cui non ho scritto niente (sono passati quasi 2 anni dall’ultma volta) non l’ho mai abbandonato: anzi, mi è servito come una sorta di “macchina del tempo”, per ricordarmi cosa pensava il Marco del passato nei momenti difficili, nei momenti belli ed in quelli brutti. A ricordarmi che quello che mi sembrava insormontabile poi l’ho superato, ed a ricordarmi come ho fatto.
Il Me del passato era proprio uno tosto.


E adesso, dopo appunto quasi 2 anni che non scrivevo nulla (ma scrivevo poco già da molto tempo), sento ancora il bisogno di inzozzare d’inchiostro digitale queste pagine, di scrivere una piccola lettere al Me del futuro.

Caro Marco del futuro,
è da molto che non ci sentiamo.
Non perchè non mi sia successo niente, anzi. Il lavoro che ho trovato va bene… cioè, va.
E di questi tempi è già tanto.
Non dà molte soddisfazioni nè offre grandi possibilità di carriera ma dà da campare, quindi per il momento mi accontento.

Non ti ho più scritto niente perchè, fondamentalmente, fino ad oggi le cose mi erano andate bene.

Certo c’era ancora quella voglia di andare avanti che c’è sempre stata, quel senso di oppressione, di immobilità che mi attanagliava fin dai tempi dell’università – anzi stavolta era ancora più forte… probabilmente perchè sentivo che stavolta c’eravamo veramente vicini – questa è la volta buona, pensavo.

Sto parlando al plurale perchè mi riferisco alla cosa più importante, forse l’unica cosa importante della mia vita: la mia relazione con Francesca. E credimi, non esagero quando scrivo l’unica cosa importante. Forse, caro me del futuro, non te lo ricordi più o forse hai scelto di non pensarci ma sono sicuro che non puoi averlo dimenticato.
Ci sono stati problemi ultimamente, alti e bassi. “Ma questa è una cosa buona”, pensavo.
Era giusto che saltassero fuori le nostre divegenze, dopo 10 anni non si può nascondere la polvere sotto al tappeto – bisogna essere adulti, bisogna risolvere le questioni in sospeso per poi poter costruire la vita insieme che abbiamo sempre sognato.


Caro me del futuro, tu te lo ricordi com’è andata, vero?


Alla fine le divergenze c’erano, e sembravano insormontabili. Ma non è stato questo ad uccidere la nostra relazione.
Non sono stati i disaccordi, che ci hanno ucciso, no.


Cos’è stato?
Ancora non sono sicuro di averlo capito.
O meglio l’ho capito, ma mi sembra un motivo talmente assurdo da non essere vero… una stora che non sarebbe credibile neanche nei romanzi rosa, eppure è reale.
Ad ucciderci, fondamentalmente, sono stato io. Anzi, il me del passato. Che quindi per te, che mi leggi nel futuro, sarebbe un Marco ancora più lonano nel tempo di quello che ti sta scrivendo ora.
Come ho fatto? L’ho fatto lentamente. L’ho fatto proteggendo Francesca al massimo delle mie forze, facendo tutto quello che potevo per lei, impostando tutta la vita ed il mio futuro interamente su di lei.


In poche parole, l’ho fatto amando troppo.


Anche qui, un altro lettore potrebbe pensare che stia esagerando. Ma Marco del futuro, tu mi conosci bene, e sai che non è un’esagerazione. Tu sai che è vero.


Amare troppo, dicevamo. Ma come può troppo amore uccidere una relazione?


È presto detto. Questa mia protezione, questa mia cura, questa mia premura, questo mio… amore (non mi viene in mente una parola più adatta in italiano –  gli inglesi userabbero il verbo to care, immagino) ha in qualche modo soffocato Francesca.
Ha soffocato la sua persona, ha soffocato il suo essere, tanto da convincersi di non essere più in grado di reggersi da sola sulle sue gambe.
Se n’è andata perchè, in confronto a me, si è sentita inadeguata. Si è sentita minore, si è sentita piccola.


Uè, futuro Marco, ricordatelo – ovviamente non è vero una mazza, lei non è affatto inadeguata – il problema è che si sente così. Crede di essere così. Crede di non essere abbastanza. Sto solo citanto le sue parole,


Mi ha chiesto, per ben due volte nell’ultimo anno, di essere lasciata sola.
La prima volta, seppur a malincuore, l’ho fatto: le cose sembravano migliorate, sembravamo ripartiti, sembrava anzi che dovessimo fare un passo avanti… e invece no.
Mi sbagliavo.
Forse è stata tutta una costruzione mia, o forse per un certo periodo ci ha creduto anche lei… poi ha combinato un casino. Anzi, ha combinato un’altro casino, perchè non è stato certo il primo – ma non mi importa tanto dell’evento in se… prima ha provato a dare una brusca accelarata alla nostra relazione – “andiamo a vivere insieme”, mi ha detto.“In un’altra città, in un posto a caso”. Un’accelerata troppo brusca, così tanto da cogliermi di sorpresa ed io, preso alla sprovvista, ho frenato, facendomi scudo con la razionalità – anzi con l’irrazionalità della proposta. (nota: era davvero irrazionale quella proposta, buttata lì senza pensare troppo al come, al dove e al quando – nè sopratutto al come pagarsela, la casa)
A questo punto ho visto che lei era ferita, e ho provato ad accelerare ancora di più – “potremmo comiciare a pensare di parlare con un prete”, le ho detto.
Assurdo, vero?
E ancora più assurdo è che la risposta è stata che, forse, non era una cattiva idea. Con calma, senza fretta, ma sembrava una cosa giusta.
Era una cosa giusta.


Eravamo giunti entrambi alla stessa conclusione –  dopo così tanto tempo insieme, o si va avanti e si passa al livello successivo o si molla tutto.


Poi, ieri blam!
Lei mi chiede una seconda volta di essere lasciata sola, più o meno per gli stessi motivi di prima.
Stavolta però non acconsento – l’altra volta non è andata bene, proviamo un approccio diverso, penso. Lotto con tutte le mie forze, insisto come non ho insistito MAI nella vita, ma niente.
Tutto inutle.
“Stavolta non è come l’altra volta. Non sono confusa”, mi dice. “Sono molto decisa in questo”.
Mi dice anche che questo suo stato d’animo l’ha portata ad immaginarsi come sarebbe la sua vita con altre persone e che, bè, se l’è immaginata migliore.


“Ma cosa ti ho fatto mancare?” chiedo io.
Niente. Certo, ho fatto i miei sbagli – ho i miei difetti ed i miei limiti – grossissimi limiti. Ho detto che sarei stato disposto a lottare per eliminarli. Forse ci siamo, forse ce la facciamo a stare insieme…


Parliamo dei nostri errori. Di cosa abbiamo sbagliato, di cosa ho sbagliato io, di cosa ha sbagliato lei, di come possiamo rimediare – sembra che le cose si stiano aggiustando. E invece…


…invece, per qualche oscuro motivo, Francesca pensa che i suoi errori siano più grandi dei miei. Pensa di aver sbagliato troppo, che non ci sia rimedio.
Io le dico che non è vero, che (come ben lei sa) l’ho già perdonata, molto tempo fa – e che se servisse lo farei ancora, sempre.


Ma è troppo. Lei non ci sta. “Io al tuo posto non ci sarei riuscita” dice.
“Voglio essere migliore, e voglio esserlo da sola”.


La situazione è precipitata troppo in fretta… ma avevo promesso, avevo giurato a me stesso che stavolta ce l’avrei messa tutta, che non l’avrei lasciata andare così –  e sparo l’ultima cartuccia. Quella più grossa.
“Basta. Mollo tutto e vengo a vivere lassù con te, a Torino”, le dico. Butto via tutto – il lavoro “sicuro”, gli amici, la casa in cui sono nato, abbandono i miei genitori anziani (che sono lacosa a cui tengo di più al mondo, oltre che lei) e ricomincio da zero, nell’ignoto, ma con te.
Ancora non avevo capito che, così facendo, l’avrei fatta sentire ancora più inadeguata.
“Non ti azzardare”, mi risponde.


E così è finita.
Ci siamo detti anche molte altre cose; alcune brutte, altre belle. Alcune molto intelligenti, altri molto stupide (tipo quando mi ha dato il consiglio di trovarmi un’altra ragazza, perchè mi avrebbe fatto bene).


Tornerà?


Non lo so. Stavolta ho veramente paura, anzi terrore che potrebbe non farlo.
Ci spero? Si.
Lei ci spera? Spera che questo suo “percorso di crescita” la porti di nuovo da me? Non l’ho capito. Glielo ho chiesto molte volte e non mi ha mai detto di no… ma neanche di si.
Quindi si, mi devo aggrapperò a questo, anche se non è logico farlo. Non è logico, non è giusto e forse non è nemmeno sano farlo, ma non posso farne a meno. Devo credere che tutto quello che mi ha detto non sia una scusa, e che voglia veramente crescere, per poi tornare insieme. Non posso ammettere che esistano altre possibilità.


La logica invece vorrebbe che seguissi il suo consiglio: che andassi avanti.
Ma mi spiace, non vedo nessun avanti.
Non c’è nessun avanti.


E temo – anzi ne sono certo – che, anche se riuscissi ad andare avanti… sarebbe solo per finta. Una cosa falsa, fasulla… una seconda scelta, nei migliori casi. Perchè mi conosco, e so benissimo che se tornerà,  qualunque cosa sia sucessa… la perdonerei.
E lo sa anche lei.


Caro Marco del futuro, fammi sapere com’è andata.

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Pubblicato da su 22 maggio 2016 in Caro diario...

 

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