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La follìa dei pro-aborto

11 Giu

Avvertenza: questo è un post serio, quindi voi che di solito leggete questo blog siete autorizzati a saltarlo ed ignorarlo.

Bene. È un periodo (diciamo, una decina di giorni) che leggo su siti/giornali vari tutta una serie di articoli che parlano dell’aborto e della legge 194: non ho capito bene il perchè (forse qualcuno ha proposto di modificarla?) ma tutti questi articoli alla fin fine puntano tutti sul fatto che la legge 194 è “un grande diritto”, una “legge di civiltà” che quei “cattolici integralisti” vogliono togliere per non si sa bene quale trama segreta atta a distruggere l’Italia e il mondo.

Ora, io di tanto in tanto (scemo) mi ci perdo a rispondere ed a commentare questi articoli, ma la pazzìa di certi commenti mi lascia a dir poco allibito; intendiamoci, lo so che di scemi è pieno il mondo e che internet lo è ancor di più ma qui mancano propio le basi della cività.


D’ora in poi non parlerò nemmeno alla lontana di tutti i motivi religiosi per cui l’aborto è essenzialmente sbagliato (non ci metto nemmeno il “secondo me” perchè è proprio una cosa oggettiva) dato che sennò certa gente impazzisce e non capisce più quello che legge – mi limiterò a criteri oggettivi di civiltà e di umanità, e mi limiterò anche a considerare solo quei casi di aborto volontario, in cui il feto è perfettamente sano e la madre non corre alcun pericolo (quindi niente malattie, stupri, aborti naturali, ecc ecc)


Siamo un paese che (giustamente) rifiuta la pena di morte a coloro che hanno commesso crimini indicibili, ma abbiamo una legge che la infligge a coloro che di colpe ancora non ne possono avere, se non quella di esistere. Un po’ come se il per il reato di clandestinità invece di rimpatriare si uccidesse.


Qualcuno di fronte a certe argomentazioni sbandiera la dignità della donna, la libertà di scelta e altre cose così… tutte cose importantissime, certo, ma si dimenticano una cosa: quando dalla tua vita dipende quella di qualcun altro non puoi pensare solo “io io”, ma devi iniziare a pensare “noi noi”.


Devo essere brutale? Della libertà della donna non me ne frega nulla in questo frangente, per 2 motivi:
1- non si rimane incinte per caso, da che mondo è mondo certe cose si fanno volontariamente ed in due (e anche qui si potrebbe discutere sul fatto che è solo la donna a decidere, ma lasciamo perdere)
2- la tua libertà finisce dove inizia quella di chi ti sta accanto, ovvero di chi ti sta in pancia.


Partoriscilo e dallo in adozione, se proprio non lo vuoi. Lascialo alla “ruota” dell’ospedale, non riconoscerlo, fai cosa vuoi: che differenza c’è tra abortire e gettare un neonato nel cassonetto? Che l’aborto non piange? Se poi avrai conseguenze psicologiche ci stanno gli psicologi, appunto.


Le tue decisioni di donna emancipata non riguardano più solo te stessa, ma anche e sopratutto un’altra persona: non è che siccome lo dice il papa che “gli stanno antipatiche le donne” e “vuole più bambini perchè sennò i pedofili che fanno” (giuro, le ho sentite davvero) smette di essere vero, è così e basta.


Nessuna persona sana di mente negherebbe la differenza tra un aborto ed un infanticidio (l’unica differenza sono 6 o 7 mesi), difatti gli abortisti più accaniti tirano fuori un’altra scusa: aggirano il problema, dicendo che un feto “non è una persona”, quindi non ha senso parlare di omicidio in questi casi ed invitano chi dice il contrario a “non sprecare il seme perchè ogni volta uccidono migliaia di bambini” e altre vaccate del genere.


Si certo… se uno spermatozoo è una persona allora un uovo è un pollo (che poi, anche se fosse, io posso ammazzare quanti polli mi pare – cosa che non mi sembra valga anche per le persone).


Ad un certo punto ho scritto questo (copio-incollo pari pari)

io continuo a non capire che gli costa a una donna partorire un bambino sano (perchè di questo si parla, lasciamo perdere altri casi ben più spinosi) e lasciarlo in ospedale piuttosto che abortirlo.
È più pesante dal punto di vista psicologico?
È più costoso?
È più faticoso?
Più umiliante?
Davvero, qualcuno mi dia una risposta, sennò sono portato a pensare che la battaglia pro-aborto si basa solo su “l’utero è mio e lo gestisco io” (sacrosanto, ma allora era meglio se te lo gestivi anche prima), “lo dice il papa quindi si fa il contrario” o un generico “f*ck the system” che va tanto di moda… mi sembrano motivi un po’ scadenti

Sapete cosa mi hanno risposto?

Scommetto che non ci crederete mai; copio-incollo pure questo perchè non riesco a riassumerlo

vuoi le ragione in ordine alfabetico o di problematicità?
Ti cito solo le più importanti: i rischi e i fastidi che una gravidanza indesiderata può dare (limitazioni agli sforzi, controlli medici in più e relativi costi, problemi sul lavoro e carriera e rischi di licenziamento), le conseguenze fisiche e psicologiche (corpo sformato, linea persa, depressione post parto per non parlare di eventuali cicatrici per l’eventuale cesareo, eccetera).


Se questi sono i più importanti, non voglio immaginare quelli più stupidi. Non posso credere che abbiano davvero scritto “linea persa”…
Depressione post parto… ma scherziamo? La depressione post – uccisione non è peggio?
Posso concedere giusto i problemi sul lavoro, ma allora è lì che bisogna intervenire con la legge e non autorizzando il lavoratore ad uccidere il problema (se così fosse, Marchionne sarebbe durato molto poco)

E poi una volta partorito la vita cambia del tutto. Lo tieni? E se sì con che soldi? Lo abbandoni? E se sì chissà con che pena nel cuore o trauma emotivo.
Ai pro life della domenica non gliene frega niente della vita del bambino o della donna, gli importa solo che nascano e il come muoiono. LA qualità della vita conta, e le conseguenze di simili scelte non sta nè a me ne a quelli come te deciderle, ma SOLO alla diretta interessata.

Allora ditelo che è per sentirsi meno in colpa!
La sfortuna dell’aborto è quindi che non piange, non strilla e non ha gli occhioni teneri… poverino.

E poi bel ragionamento quello di risolvere il problema della scarsa qualità della vita diminuendo le vite in gioco – potrebbe funzionare anche con la disoccupazione, se facessimo fuori qualche disoccupato il tasso calerebbe sicuramente, altro che Germania… (e tralascio volontariamente il discorso del “solo la diretta interessata” dato che le abortiste si dichiarano tutte atee ma sembrano aver subito un’immacolata concezione…)

Ed ho riportato solo il commento più sensato, figuratevi gli altri: ultimamente va di moda definire chi come me è contro l’aborto “ad cazzum” (pro-life non mi piace, quelli sono pazzi furiosi come quelli di Greenpeace) come dei “talebani integralisti per cui una donna se gravida non è altro che un contenitore“… una gravidanza credo sia la cosa più bella del mondo, per una donna. Ma loro non lo capiscono.

La 194 non è una legge di civiltà: è una legge di comodo, ovvero fa comodo che le donne abortiscano in ospedale invece che farlo nei garage (per ovvie questioni igienico-sanitarie), più comodo che aiutarle economicamente e psicologicamente a superare una gravidanza indesiderata e più economico che mantenere un orfanotrofio.

Vabè potrei andare avanti per ore, potrei mettermi a sottolineare come la soppressione di una persona “indesiderata” non è diversa dall’eugenetica nazista, potrei dire tante altre cose ma concludo dicendo una cosa che al Papa non piacerà:

non vuoi avere un figlio? Tieni le gambe chiuse (nel caso di maschi, il pisello nelle mutande) e, se proprio non ce la fai, mettiti il preservativo!

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3 commenti

Pubblicato da su 11 giugno 2012 in Riflessioni

 

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3 risposte a “La follìa dei pro-aborto

  1. Marco

    11 giugno 2012 at 22:14

    Tra l’altro ci tengo a sottolineare che queste sono questioni su cui dovrebbero lavorare i filosofi: in che mondo siamo finiti, se deve pensarci un (aspirante) ingegnere a scrivere queste cose?

     
  2. Onizuha

    12 giugno 2012 at 00:28

    Eh, lo so che queste son questioni che dovremmo trattare noi, ma ultimamente latito sul blog e su altre piattaforme, ma visto che mi hai tirato in causa, provo ad affrontare la cosa da filosofo: l’hai voluto tu.
    Il problema principale è quello di stabilire quando inizia la vita (lo stesso problema che si ha, ad esempio, riguardo la pillola del giorno dopo). Gli antichi, ad esempio, pensavano che la vita iniziasse al momento della nascita, vedendo nell’atto della respirazione la base della vita. Ai giorni nostri invece, l’inizio della vita si ha con lo sviluppo della corteccia cerebrale e/o del cervello, insomma con l’organo predisposto al pensiero e al ragionamento (ovviamente si può essere o non essere d’accordo con questo, io ad esempio non lo sono), che se non sbaglio inizia all’incirca intorno al terzo mese.
    Ovviamente i risvolti di questa decisione sono abbastanza pesanti: che un feto sia definito “essere vivente” o comunque “essere umano” solo allo sviluppo dei suoi organi predisposti alle facoltà cognitive lo rende nei tre mesi precedenti un essere al di fuori della giurisdizione di omicidio, e proprio qua cade il punto: perché l’aborto non è omicidio? Perché il feto non è, secondo i canoni della scienza moderna, un essere umano. Perché l’aborto dopo il terzo mese non si può fare? Perché il feto inizia a “vivere”, ovvero il cervello etc.. iniziano a lavorare e quindi l’aborto ricadrebbe sotto il carattere di omicidio.
    Si può risolvere questa situazione? Non è facile. Prima di tutto, dovrebbe essere messa in discussione il punto d’inizio della vita: certo, non è facile, perché comunque al momento della fecondazione si ha soltanto un mucchietto di cellule (per cui non si può parlare di vita), ma è proprio da lì che inizia il processo che porterà, anche, alla formazione dell’encefalo e di altri organi. Insomma, andrebbe trovato un punto d’incontro tra l’estremismo massimo (il momento subito dopo la fecondazione) e la formazione del cervello: tipo,a mio parere, una volta che l’ovulo fecondato “attecchisce” (passatemi il termine) nell’utero e il processo parte spedito, potrebbe essere un compromesso più che valido.

    Un secondo problema, di carattere più sociale e di “ordine pubblico”, sono proprio quegli eventi che te hai evitato di affrontare: gli stupri e i casi in cui la vita della madre sia a rischio (per l’aborto naturale c’è poco da dire… è naturale, c’è poco da fare). Secondo me è più che legittimo che lo Stato, in queste situazioni, offra questa soluzione a chi ne faccia richiesta o a chi si trovi in situazioni analoghe. Per gli altri, concordo sul fatto delle cazzate sparate a vanvera: che tu usi la pillola, il preservativo, il salto della quaglia, etc (la pillola del giorno dopo è rognosa da definire anticoncezionale, per il discorso di cui sopra) ..sai che nel momento in cui fai sesso, c’è sempre lo 0,01% di possibilità che tu, ragazza, rimanga incinta, e se ti ritieni abbastanza grande per scopare, devi ritenerti abbastanza grande da prenderti le tue responsabilità.

    Questie, ovviamente, sono piccole problematiche riguardanti il problema. Ora, da questi punti di vista, ed eliminando ogni risvolto etico o religioso, partendo dai presupposti sopra espressi, penso che lo Stato debba offrire, dopo varie riflessioni ed anche qualche seduta psicologica, la possibilità dell’aborto (ovviamente sempre nei limiti del terzo di mese di età), specialmente per venire incontro anche alle categorie di persone da te non analizzate: compito dello Stato è quello di offrire servizi ai cittadini, solo quello.

    Si può parlare dei risvolti morali dell’azione, certo, ma per parlarne l’agente deve avere la possibilità di compierla: se tu vieti l’aborto, il “non abortire” di per sé non è un’azione morale, in quanto puoi averla fatta sia per la fede nella vita, sia per la paura della sanzione. Se tu, potendolo fare, scegli di non farla, allora (anche in ottica cristiana) l’azione acquisisce più valore. Certo, come ho detto prima, se a livello di comunità scientifica il punto d’inizio della vita venisse anticipato, la questione non si porrebbe più. E certamente ci sarebbero idioti che ne approfitterebbero, ma non essendo uno Stato teocratico, ed essendo le basi scientifiche quelle sopra esposte, penso che a livello puramente tecnico non ci siano motivi per vietarlo. A livello morale ed etico, poi, è tutt’un’altro discorso, ma come ho detto: a mio parere, non si ha comportamento virtuoso se non ti è data la possibilità di commettere l’azione contraria.

     
    • Marco

      13 giugno 2012 at 00:18

      Il punto è che la definizione di vita dopo i 3 mesi non è scientifica, bensì legislativa: ovvero (per ovvi motivi) un limite bisognava metterlo per forza (un po’ come la maggiore età si dice che è 18 anni, ma sappiamo tutti che non è vero) ma nessuno scienziato si sognerebbe mai di definire “non vivente” un feto di un mese – come non si sognerebbe mai di definire “non vivente” una stella marina, o i fermenti lattici dello yogurt.

      Il punto non è quindi se è vivo o meno, ma il valore che ha questa vita: da quando una vita assume valore? E quando lo perde? Il valore di una vita è legato all’autocoscienza? Se si allora non è che ci sia grande differenza tra un feto e un bambino di 10 giorni, o un emo.

      Poi è ovvio che un “non aborto” avrebbe più valore dal punto di vista morale se scelto liberamente rispetto ad una costrizione ma ripeto, secondo me sono questioni che passano in secondo piano – come pure è ovvio che se per forza non si fa nemmen l’aceto puoi vietarlo quanto ti pare ma nessuno impedirà mai a chi vuole di praticarlo clandestinamente… lo stato ora come ora per tutelare la libertà di scelta (perchè la legge non si applica solo ai casi limite) fa una distinzione tra vite umane in base ad un “paletto” del tutto arbitrario, e la distinzione non è dissimile da quella tra libero e schiavo, o ebreo e ariano – uno merita di essere preservato e l’altro no.
      Certo, in questo caso il fatto che l’uno vota e l’altro no ha il suo peso…

      Comunque per sottolineare la pazzia della gente sotto all’articolo sul fattoquotidiano da cui avevo preso i le citazioni c’è gente che ha risposto roba del tipo “Oh ma lo sai quanta fatica fa una donna per mantenere una linea e quanto sia importante? E io dovrei rinunciarci per fare felice un pro-life?”

      Non commento per non diventare un sostenitore dell’aborto retroattivo.

       

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