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Il nostro tempo è adesso – e il mio quand’è?

06 Apr

Pensando alla manifestazione del 9 Aprile (intitolata “il nostro tempo è adesso“, ma non devo certo essere io a spiegarvi di che si tratta) mi è venuto in mente di mettere per iscritto alcune mie considerazioni sull’argomento, nella speranza che, in futuro, io mi ritrovi a leggere queste parole pensando “ah, com’ero scemo”…

Dicono che se non sei precario non puoi capire a pieno che cosa significhi: io non lo sono… ancora.
Alla fine, che cosa mi riserva il futuro?
Già, il futuro.
Ci penso relativamente spesso, purtroppo, e quando va bene mi viene l’agitazione di stomaco, se non addirittura mi metto a piangere: ora, non dico che a 23 anni dovrei già essere sposato con famiglia a carico, anche se non è un’idea così fuori dal mondo come sembra – si, lo che al giorno d’oggi anche solo pensare una cosa del genere sembra peggio di una bestemmia, ma è proprio per questo che siamo messi male.
Ci dicono che c’è la crisi, che siamo un paese a crescita zero, che siamo dei bamboccioni e che la disoccupazione giovanile è al 28% (considerando i precari “occupati”); ma come può un/una ragazzo/a pensare di andarsene da casa e metter su famiglia se non sa neanche se tra 3 mesi avrà un lavoro? Con che coraggio una persona mette al mondo una creatura quando non sa se potrà sfamarla?
Ora io la faccio tragica, lo so che nel mondo ci sono miliardi di persone che darebbero un braccio per stare come noi, ma diamine, io non riesco neanche a sognare cosa farò tra 2, 3 , 5 anni!
Capito!? SOGNARE!
Sono solo un misero universitario, laurea triennale (di quelle che, ora come ora, fortunatamente sono richeste) e per giunta fuori corso (e lo sarò ancora per un po’, temo); ma al di là delle mie vicende personali (onestamente, imputo alla mia scarsa dedizione allo studio non più del 40% della colpa), davvero, cosa posso immaginarmi del futuro? E intendo futuro prossimo, dato che tra 20 anni probabilmente parole come “pensione” non le stamperanno nemmeno più sul vocabolario.
Di solito uno sogna di avere un lavoro (una cosa normale, stiamo bassi, nessuno qui pretende di diventare il Bill Gates del nuovo millennio), una famiglia e possibilmente una casa…
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Ok, quante di queste cose credete che un qualunque italiano tra i 18 e i 30 anni possa avere? Anzi no, ma che avere, possa solo IMMAGINARE?
Io non ci riesco. Ogni volta che  la mia ragazza mi chiede, innocentemente, “che si fa” (magari riferendosi semplicemente ad un pomeriggio, od una serata) mi sento precipitare; so benissimo che oggi faremo più o meno quello che abbiamo fatto ieri, e che sarà grossomodo quello che faremo domani.

Il problema è quella schiacciante, soffocante ed inesorabile sensazione che sarà così in eterno. Non abbiamo un obiettivo, un punto d’arrivo, una meta.

Non abbiamo nulla.


Piccolo extra:

Mi fanno rabbia quelli che, sentendo/leggendo cose del genere dicono “vattene all’estero, lì si che si sta bene”… voi non ce l’avete una vita? Non ce l’avete dei legami? O pensate che sia giusto che questi vengano schiacciati dal cosiddetto “sistema”?


I veri eroi non sono quelli che se ne vanno, non sono i “cervelli in fuga” (piccola parentesi – magari non tutti possiamo definirci “cervelli”), non sono quelli che tornano in Italia solo per le vacanze…


… ora resta solo da vedere se quelli che restano saranno eroi o martiri.

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Pubblicato da su 6 aprile 2011 in Caro diario..., Politica, Riflessioni

 

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