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10 ragioni per cui dovremmo tutti cancellarci da Facebook

10 Mag

N.B.
Se volete leggere qualcosa di più personale (ma non per questo meno utile), andate al post precedente.

Come promesso, mmm… 3 minuti fa, ecco le 10 ragioni (che personalmente non condivido tutte: prima o poi scriverò le MIE n+1 ragioni) per cui tutti dovremmo cancellarci da faccialibro – o meglio, cancellarVI, dato che io sono stato iscritto col solito pseudonimo per circa 3 ore, prima di stufarmi.

Ci tengo a precisare che non è una critica fatta così, perchè mi sta antipatico a pelle ma in realtà senza motivo (come lo sono le mie critiche verso i tennisti, gli scout e i giocatori di Halo) bensì è una critica piuttosto ragionata… LA MIA, ovviamente. Quella qua sotto è solo un copia-incolla da downloadblog

Dan
Yoder di Rocket.ly
ha pubblicato sul suo blog un post contenente 10
motivi-verità fondamentali per cui non sarebbe più conveniente restare
iscritti a Facebook.
Questo, nonostante lo straordinario successo riscontrato dalla
piattaforma (anzi, per certi versi, forse proprio per questo tipo di
demografiche e statistiche d’uso).

Il post di Dan parte con un invito perentorio: cancellarsi
tutti, cancellarsi subito
. Forse è un po’ troppo catastrofista, ma
il pensiero di Dan a riguardo – e Yoder è uno che di social web se ne intende
– è molto chiaro: Facebook è un’azienda antietica, che può fare il male
dei suoi utenti. Tanto che molto spesso quegli stessi utenti vengono
scambiati per un prodotto, invece che dei consumatori di qualcosa che
essi stessi producono. I 10 motivi addotti da Dan per corroborare questa
sua tesi sono i seguenti:

10. I Termini
legali del Servizio
sono vantaggiosi solo per Facebook: sono
unilaterali. Una delle diciture che più allarma Dan è quella secondo la
quale i dati degli utenti iscritti a Facebook non solo sono di proprietà
di Facebook ma, in caso di mancato e sollecito aggiornamento (vedere
sezione 4.7 dei Termini), l’utente stesso potrebbe ritrovarsi col
proprio account chiuso. Terminato. Kaput. L’impressione che un esperto
di network sociali come Yoder è semplice: gli utenti sono visti come
degli “impiegati non pagati”, perennemente al lavoro per fornire a
Facebook dati utili al targeting delle loro pubblicità.

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9. Il CEO di Facebook ha alle spalle un passato evidentemente antietico.
Siamo abituati da anni a concedere a Google i nostri dati più
personali, solo perché siamo convinti che sia un’azienda profondamente e
intimamente “buona”. Chissà
se le cose cambieranno
. Intanto, per Mark Zuckerberg, di “bontà”
non ce ne sarebbe mai stata tanta, a disposizione. Dan ricorda di come BusinessInsider
svergognò il fondatore di Facebook
, riportando di come avesse usato
messaggi privati sulla piattaforma (e preziose password inserite sulla
stessa) per accedere alla posta elettronica di alcuni suoi “nemici
personali”. Lo stesso fatto che Zuckerberg accettò di versare 65 milioni
di dollari all’ex compagno di studi che lo accusava di avergli copiato
l’idea di Facebook, sempre secondo Dan, la dovrebbe dire lunga sullo
stato della coscienza di questo imprenditore del web troppo potente e
forse troppo giovane.

8. Per Facebook e il suo fondatore, la privacy è un chiaro ostacolo
allo sviluppo. Qualcosa di economicamente controproducente. Ecco quanto
Zuckerberg ha dichiarato in gennaio:

“Gli utenti di Facebook stanno prendendo sempre più
confidenza con la condivisione online, e con la condivisione di sempre
più cose e di diverso tipo e con più persone. Le norme sociali sono
qualcosa che si può evolvere nel tempo”.

7. Il fatto che quanto appena trascritto sia sfruttano più a
vantaggio di Facebook che degli utenti, costituisce il punto settimo
delle accuse di Dan Yoder. Facebook fa un doppio gioco: da una parte, è chiarissimo
e dettagliatissimo
nello spiegare agli sviluppatori della
applicazioni (che girano sulla sua piattaforma), come sfruttare ogni
granello di informazioni personali, tramite API continuamente
aggiornate. Dall’altra, non informa assolutamente con la stessa premura
gli utenti stessi, di questi continui “ultimi ritrovati” della tecnica.
La lunga storia delle modifiche alle norme sulla privacy di Facebook
(una vera e propria soap opera), è riassunta benissimo in questo
post
.

6. Facebook si comporta come un bullo. Non un bulletto qualunque: un
bullo bello grosso e malintenzionato. Quando uno sviluppatore rivelò
all’opinione pubblica delle intenzioni di Facebook, riguardo alle API
Open Graph
(che avrebbero reso pubblico tutto quanto condiviso su
Facebook, fino a quel momento), Facebook gli fece causa. Gli fece causa
anche se aveva espressamente intenzione di realizzare quello che Pete
Warden
rese noto. Facebook vuole tenere i suoi utenti il più
possibile all’oscuro di quelle che sono le sue intenzioni. E questo è
male. Molto male.

5. I dati personali non sono solo nelle mani di Facebook, ma anche in
quelle di ogni singolo sviluppatore di terze parti – per Facebook – le
cui applicazioni decidete di installare. Dunque non si tratta più di
credere o meno alla supposta “bontà” o etica di un gigante, ma a quella
di migliaia e migliaia di nanetti, che della vostra privacy se ne
infischiano, o non hanno abbastanza tempo e denaro per occuparsene
seriamente. E’ come se, anche coi filtri della privacy impostati al
meglio che possiate, i vostri dati fossero comunque sempre virtualmente
pubblici. Rifletteteci.

4. Facebook non è degno della nostra fiducia neanche da un punto di
vista meramente tecnico. Se anche fosse “buono” ed etico, Facebook non
sarebbe comunque un ecosistema abbastanza sicuro per i nostri dati, le
nostre immagini, i nostri contatti. Più volte è stato dimostrato come
sia vulnerabile
agli attacchi di phishing e di spammer
. Basti ricordare il giorno
in cui, magicamente, tutti
i profili divennero pubblici
. Un vero incubo di privacy. Come
giustamente nota Dan, le cose sono due: o Facebook non tiene alla vostra
privacy, oppure non ha ingegneri abbastanza preparati. Oppure,
semplicemente, tutte e due le cose.

3. Facebook vi rende la vita molto, molto difficile, nel caso
vogliate chiudere il vostro account. Sembra un paradosso, ma non lo è:
Dan ci consiglia di cancellare il nostro profilo su Facebook perché si
tratta di un’operazione dall’esito incerto e dalle procedure macchinose e
difficoltose. Inoltre, anche qualora riusciate ad andare oltre le
procedure in questione, Facebook non promette da nessuna parte di non
conservare i vostri dati personali. Come se non bastasse, come da punto 5
della presente lista, anche gli sviluppatori di terze parti presenti
sulla piattaforma potranno conservare informazioni private sul nostro
conto. L’esperienza di “provare” a cancellare un account, ad ogni modo, è
molto confusionaria. Seguendo il link più ovvio, si viene condotti a
una pagina che permette di disattivare, non di cancellare l’account in
questione. Per cancellarlo davvero, provate
a seguire questa guida
. E buona fortuna. Non è detto che ce la
facciate, visto che Facebook ama sperimentare molto su questo tema della
cancellazione degli account. Certo, quando si tratta di cancellarne
uno senza prevviso
, Facebook non si pone tutte queste difficoltà.
E’ quando siete voi a volerlo cancellare, che iniziano i problemi. Se
disattivate soltanto il vostro account, darà semplicemente come non fare
login per un po’. Tutti i vostri tag nelle foto restaranno, con tanto
di vostro nome e cognome, per esempio. Oppure, incredibile ma vero, se
non opterete per non riceverne più, continuerete a leggere mail da
Facebook con notifiche sulle attività di altri utenti o applicazioni sui
vostri dati.

2. Facebook non supporta pienamente l’Open Web. Paradossalmente
(anche qui), nonostante questa straordinaria “apertura” nei confronti
della socialità dei suoi utenti, e nonostante lo stesso nome dato alle API
Open Graph
, Facebook si è sempre dimostrato estremamente
refrattario nei confronti degli standard Open Web, e possiede una sua
natura fondamentalmente “chiusa”. Quell’Open è quasi uno sfottò alla
privacy degli utenti di Facebook. Come se non bastasse non avere un’idea
chiara di come cancellare il proprio account, ora l’insieme degli
strumenti che permettono a Facebook e relative applicazioni di scavare
nelle vostre informazioni private, si chiama “Open Graph”. Quando è
troppo è troppo: nulla è aperto in Facebook, se non una parte altamente
metaforica del vostro corpo. Di tutto il resto è proprietario Facebook e
solo Facebook. Il quale ha addirittura creato un’alternativa –
aggressiva e onnipresente – a OpenId,
chiamandola Facebook
Connect
.

1. Ma il motivo principale per cui abbandonare la nave di Facebook
sembra essere un colpo di scena finale: perché non è un “granché”. Anzi,
secondo il nostro Dan, farebbe addirittura “schifo”. In mezzo a tutta
la confusione creata intorno alle più insipide applicazioni di
appuntamenti al buio, quando non si stratta di infantili social game
(che però piacciono solo agli adulti frustrati e in cerca disperata di
nuove addiction), si è perso completamente il senso di tutto il gioco di
Facebook. Quel barlume di fascinazione che esercitava all’inizio della
sua vita: metterci in contatto coi nostri amici del passato, del
presente e, perché no, del futuro. Oltretutto, Facebook è lento,
inaffidabile, pachidermico. Insomma, quando non è fastidioso, pericoloso
o inopportuno, Facebook è comunque noioso.

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2 commenti

Pubblicato da su 10 maggio 2010 in Tecnologia

 

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2 risposte a “10 ragioni per cui dovremmo tutti cancellarci da Facebook

  1. Giocatoresingolo

    24 dicembre 2010 at 02:38

    Per quanto riguarda le applicazioni e la morte della privacy (oltre che la cessione in toto dei nostri contenuti) paradossalmente penso che sia un lato di facebook che possa giocare anche a nostro vantaggio: lo studio dei dati personali serve per rilevare gusti e tendenze del pubblico in modo da progettare future mode o, comunque, un marketing vincente per determinati prodotti.
    Appurato questo, anche noi, nel nostro piccolo, possiamo provare a giocare d’anticipo: selezionando accuratamente i prodotti pubblicizzati e i link esposti in bacheca.

    Penso che questo sia una buona palestra utile ad affrontare l’impero dei media che ci aspetta all’esterno.

     
    • Marco

      2 gennaio 2011 at 22:59

      Può essere, ma chi vede il bicchiere mezzo vuoto vede un guadagno da parte di terzi che si basa su qualcosa che in qualche modo è suo, e che non sente di aver concesso a nessuno (nonostante legalmente l’abbia fatto)

       

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