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Che ci sto a fare?

10 Mar

E’ veramente un momento di merda…
momento che purtroppo si ripresenta, ciclicamente, da 2 anni a questa
parte. Quindi magari non è proprio un momento… magari il “momento”
è quel periodo in cui non si vede, quel periodo in cui non ci
penso…

Perché mi sento così inutile?

Perché riesco ad addormentarmi solo ad
assurdi orari a una cifra, per sfinimento… perché ogni volta che
chiudo gli occhi senza un’altra idea, senza qualcosa che mi “occupi”
la testa, mi viene da piangere?

Sto scrivendo con gli occhi fissi sulla
tastiera, i lacrimoni e il moccio al naso, facendomi le classiche
domande da 15enne emo e mettendole nero su bianco solo perché non so
che fare…

Una richiesta d’aiuto? Ma aiuto a chi?
A me stesso, probabilmente… già, perché ormai è un pezzo che 15
anni non ce li ho più, e quando ci penso… cavolo, devo addirittura
fare le sottrazioni per rendermi conto di quanti anni ho!

Cos’ho combinato fin’ora? Tante cose
diranno gli altri, ed è vero, quindi la domanda diventa “cosa ho
combinato fin’ora per me”?

Cosa combinerò dopo?

Forse -anzi, sicuramente- tutta questa
mia depressione deriva dal fatto che ormai l’unica cosa che faccio
nella vita praticamente non la faccio più da un bel pezzo, non
riesco a farla e non riesco a immaginarmi una fine… probabilmente
si è formato un qualche blocco psicologico, o robe così, secondo le
quali trovo sempre le scuse più inutili per distrarmi – non riesco
neanche ad andare a vedere quando (e se) avrò il prossimo esame… a
casa, dopo un mesetto di miracolo in cui ho lavorato un po’ (ma
inutilmente, perché sono partito troppo tardi) di studiare neanche a
parlarne; ho sempre qualco’altro da fare, qualcos’altro che poi alla
fine si rivela un bel niente, ma che guarda caso mi ha occupato tutta
la giornata.

Forse avrei bisogno di qualche
risultato per tirarmi su, ma per ottenere risultati bisogna lavorarci
(dicono, anche se l’esperienza insegna il contrario), ma per trovare
la forza di farlo dovrei tirarmi su… ed ecco il proverbiale gatto
che si morde la coda (o era un cane?)


Il problema è che non posso neanche
dire di essere solo: non sono solo, anzi sono circondato da gente
bravissima, bellissima e tutti gli -issimi che vogliamo, ma non posso
fare a meno di pensare che tutto questo sia inutile, che non possano
farci nulla… l’unico che può farci qualcosa probabilmente sono io,
ma… come?

(per fortuna che riesco a scrivere a
occhi chiusi, al posto della tastiera vedo solo un’insieme di macchie
grigiastre sfocate… ma andiamo avanti)


Pochi minuti fa stavo leggendo
l’ennesimo libro che racconta la vita di qualche rockstar devastata
dalla droga, dal sesso e dall’alcol… gente che ora è ridotta a
poco più che relitti umani, che ha vissuto una vita di merda, che ha
subito abusi e che ha passato più tempo sdraiata a pelle di daino
sul pavimento di qualche cella che in piedi sulle sue gambe ma…
almeno ha vissuto, cazzo!

Almeno ha qualcosa da raccontare… se
a me chiedi cos’ho fatto oggi, se sei fortunato ti rispondo “niente”,
sennò manco quello… non vorrei mai diventare come quella gente lì,
ma un po’ la invidio.


Ogni tanto dico, a mo’ di battuta,
“ogni mattina mi sveglio alle 7, guardo l’orologio e penso -ma che
cacchio mi alzo a fare?-, quindi mi giro dall’altro lato e dormo fino
alle 10”. Questo non è del tutto vero… ultimamente ho perso pure
l’abitudine di svegliarmi presto: mi alzo direttamente alle 10 col
mal di testa perché ho dormito troppo (o troppo poco) e continuo a
pensare “ma che cacchio mi alzo a fare?”


Anche domani sarà così. Domani che
devo fare? Devo andare all’università… sicuramente cercherò una
scusa per non andarci (tipo “devo appendere i quadri”),
qualcos’altro da fare, che comunque consisterà in niente o che
potrei sbrigare in 20 secondi… ovviamente tutto senza rendermene
conto, quasi istintivamente solo per accorgermene quando ormai sono
le 17 ed è troppo tardi per fare alcunché…

… anzi no, probabilmente domani ci
andrò perché sono già 2 giorni che salto senza motivo apparente
(oggi è stato clamoroso: dovevo andare alle 9:30, per star sicuro mi
sveglio alle 8 e 10 e poi, come per magia, inizio a pensare che ormai
è tardi -e avevo più di un’ora- e così via finché non era davvero
tardi), ci andrò e mi metterò a fissare le macchie sul muro… o
più probabilmente ascolterò, prenderò appunti che non rileggerò
mai e dimenticherò tutto salendo in motorino per tornare a casa. Non
è pessimismo, è una scena già vissuta centinaia e centinaia di
volte… sono vuoto, ma proprio vuoto dentro, e non riesco a
“riempirmi”…


Forse dovrei mollare tutto (non nel
senso tragico della cosa, ovviamente); sono anni che ci penso, e
guarda caso sono ancora qui, fermo e immobile… via ora vado a
letto: controllo ortografico di OpenOffice, poi copierò queste righe
da qualche parte senza rileggerle, in modo che qualcun altro sia
partecipe di come mi sento… ovviamente non come richiesta d’aiuto:
non perché io sia presuntuoso – so benissimo che mi serve aiuto –
ma credo che l’unico che può darmelo sia quel coglione che sta
seduto davanti alla tastiera a scrivere da quasi 20 minuti… nella
preghiera della sera (fatta puramente per via di un “fioretto”
diverso dal solito, stasera non avevo proprio voglia) c’erano due
righe che più o meno dicevano

“per il tuo nome, Signore, fammi
vivere, liberami dall’angoscia per la tua
giustizia”

…. questi ebrei sono sempre stati
molto melodrammatici ma… speriamo in bene.


Chissà perché poi mi riecheggiano in
mente sempre queste parole, versi di una canzone più che mai
profetica…


resta la soluzione divi del
rock: molliamo tutto e ce ne andiamo a New York… ma poi mi guardi
in faccia e dici “dov’è?” …che vuoi che andiamo con ‘ste facce
io e te



Per lo meno mi sono
sfogato

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3 commenti

Pubblicato da su 10 marzo 2010 in Caro diario..., Riflessioni

 

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3 risposte a “Che ci sto a fare?

  1. moreno

    15 marzo 2010 at 18:42

    Marco guarda la tua posta sulla tua email di msn!!!

     
  2. Andrea

    21 marzo 2010 at 18:30

    immagino come mai moreno ti abbia mandato una mail…sti discorsi li abbiamo fatti io e lui per tante volte via mail…e il succo è il solito, con le varie sfumature del caso…sai bene che siamo in diversi a sentirci come te…la citazione tua [per ottenere risultati bisogna lavorarci (dicono, anche se l’esperienza insegna il contrario)] è l’esempio che ci fa bloccare il tutto…ma alla fine è davvero così…

     
  3. Marco

    24 marzo 2010 at 23:18

    Beh però non puoi dire che non sono poetico…

     

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